PUGLIA - ITINERARI

 

CASTEL DEL MONTE - Famoso castello in territorio del Comune di Andria, posto alla sommità della collina di Santa Maria del Monte ad una altitudine di 540 m.s.l.m., da cui si domina un vasto panorama. Fatto costruire da Federico II, a cui è attribuita la sua ideazione, tra il 1240 ed il 1250, è una delle prime costruzioni gotico-cistercensi dell’Italia Meridionale, con una struttura a pianta ottagonale, con otto torri anch’esse ottagonali poste agli spigoli. L’ingresso è costituito da un grande portale sormontato da un timpano in cui ben si inscive la figura ideale dell’uomo elaborata dagli "scienziati" arabi ed alla cui testa-vertice si pone la sala del trono; nel cortile centrale, pure di pianta ottagonale a ricordare il fonte battesimale cristiano, si aprono tre portali e tre porte finestre al primo piano. All’interno vi sono otto sale trapezoidali coperte da volte a costoloni e ubicate su due diversi piani ed uniti da scale a chiocciola. L’importanza del Monumento, inserito nella lista dell’ UNESCO è tale che la sua effige è stata scelta come simbolo italiano per l’EURO.
Castel del Monte darà lo spunto ai Vostri studenti per la conoscenza del Medioevo italiano, intriso di magia scienza e storia.

CASTELLANA GROTTE - E’ una località della Puglia di alto interesse turistico. Sorge in zona carsica collinosa a 40 Km. da Bari. La città è famosa per le sue Grotte, generate dalla fluitazione di corsi d’acqua sotterranei, sono state scoperte il 23 gennaio 1938 dal Prof. Franco Anelli. Esse formano un complesso speleologico grandioso, di ineguagliabile bellezza, in cui splendide e multiformi sono le concrezioni stalattitiche e stalagmitiche, sorprendente lo sviluppo delle gallerie intercalate dall’aprirsi improvviso di stupende caverne. Gli itinerari sono due, dal 1998 infatti è nuovamente possibile percorrere, oltre al tratto breve di un chilometro (in cui vedere la grave, la grotta nera, la caverna dei monumenti, la grotta della civetta, il corridoio del serpente, la caverna dell’altare), anche quello di eccezionale valore estetico-culturale di tre chilometri ( in cui vedere la caverna del precipizio, il corridoio del deserto, le grotte nuove, il laghetto dei cristalli, ecc.) e che termina con la eccezionale Grotta Bianca definita "la più splendente grotta del Mondo". La visita alle grotte farà provare l’emozione di essere inghiottiti in ambienti non familiari all’uomo ma di cui si rimane ben presto estasiati per via dell’ancestrale silenzio rotto solo dal millenario lavoro di genesi delle rocce.

ALBEROBELLO - la storia di Alberobello è quella di una piccola comunità di contadini che dalla fine del XIII sec. è cresciuta per secoli, pur non avendo alcun riconoscimento giuridico. Il suo toponimo deriva dal nome di un bosco di querce che un tempo occupava la regione, la "Silva alboris belli". Alberobello è famosa in tutto il mondo per le sue tipiche casette a cono i famosi trulli, oggi patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’UNESCO. Gli oltre diecimila trulli che caratterizzano l’intera Valle d’Itria tra i comuni di Alberobello, Fasano, Ostuni, Locorotondo e Martina Franca, trovano una ineguagliabile concentrazione (oltre mille) nei due rioni di Alberobello, Aia piccola e Monti. L’architettura è tanto semplice quanto frutto di elaborati sviluppi di culture materiali; sono infatti dei coni di scaglie di pietra "le chiancaredde" sovrapposte in cerchi concentrici decrescenti verso l’apice, posti in opera a secco su una base incavata nella roccia di forma circolare. La forma architettonica rimanda alle tholos micenee ed i legami con il vicino oriente antico sono più marcati se si fa riferimento ad un simile villaggio posto ad Harran, l’antica Caran da cui partì Abramo per raggiungere con il suo popolo la terra di Canaan duemila anni prima di Cisto. Il legame religioso con l’ebraismo è in questa zona molto forte vista l’esistenza, nella non distante Oria, della celebre scuola biblica. Ma è in tempi relativamente recenti che i trulli si impongono nel paesaggio pugliese, quando il conte di Conversano Giangirolamo Acquaviva detto "il Guercio di Puglia" incentivò l’edificazione per sfuggire all’esazione dei tributi sugli immobili imposta dal Duca di Martina, il "Guercio" faceva infatti demolire con estrema facilità l’immobile per poi farlo riedificare con altrettanto tempismo. Il viaggio in questa località, candidamente suggestiva, farà da cornice alla storia urbanistica di ignoti villaggi in cui "l’Arte" di sfruttare l’insfruttabile era componente di vita indispensabile.

LECCE - Secondo la leggenda Lecce fu fondata da Malennio, re dei Sallentini, un secolo prima della guerra di Troia. Malennio avrebbe fondato Rudiae pochi chilometri a Sud-Ovest di Lecce e di cui avanzano i resti col tracciato di alcune vie e piazze, nonchè vasellame attualmente conservato nel Museo Provinciale di Lecce "Sigismondo Castromediano". A Rudiae è dedicata la porta omonima, una delle quattro porte principali di accesso alla città rinascimentale. Dopo essere stata un centro culturale importante al tempo della colonizzazione storica greca, Rudiae passò sotto la dominazione dei romani (qui nacque il massimo poeta latino Quinto Ennio), i quali provvidero a fortificarla. Lecce però deve la sua genesi al piccolo sobborgo di Lupiae. Il centro fu senz’altro una statio militum per divenire poi un municipium e poi colonia sotto l’imperatore Adriano, il quale dotò la città di un attrezzato porto, oggi presso S.Cataldo e di tutta una serie di edifici pubblici quali l’anfiteatro ed il teatro. Conquistata da Totila, tranne che per un breve periodo di dominazione greca, rimase sotto il controllo dell’Impero Romano d’Occidente per 5 secoli. Con i Normanni, Lecce, comincia a rivivere. Roberto il Guiscardo fondò la contea di Lecce che per tutto il Medioevo fu faro luminoso di cultura cavalleresca divenendo sede privilegiata di re e di nobili; re Tancredi si fregiò del titolo di "conte di Lecce" e qui costruì l’imponente chiesa dei SS.Niccolò e Cataldo. Nel 1539 per ordine di Carlo V fu costruito il castello su progetto di Gian Giacomo dell’Acaja, l’architetto di corte ristrutturò la pianta della città secondo i criteri della città ideale. Successivamente fu conquistata dagli aragonesi i quali governarono il Salento più che altro come terra di confine, usandola come cuscinetto reale contro la potenza turca. Conseguenza di tale politica furono le continue scorrerie turche nel Salento che portarono nel 1480 alla cruenta presa di Otranto. In seguito Lecce passò sotto la dominazione dei borboni e degli austriaci fino all’unità d’Italia. In questo lasso di tempo si inserisce il rinnovamento architettonico della città, che fu così adornata da una moltitudine di monumenti barocchi, palazzi e chiese. DA VEDERE A LECCE: Piazza Sant’Oronzo, il Sedile rinascimentale, la Colonna del santo (una delle due colonne terminali della via Appia), l’anfiteatro romano, il teatro romano, porta Napoli, porta Rudiae, porta S.Biagio, palazzo Palmieri, palazzo Loffredi-Adorni, palazzo Personè, palazzo Balsamo,ed inoltre le chiese di Santa Croce (il simbolo del Barocco leccese) con il palazzo dei Celestini, Sant’Irene, Piazza Duomo (una delle piazze chiuse più grandi d’Italia) con il palazzo Vescovile la torre campanaria ed il magnifico seminario, ecc.

OTRANTO - Scrive Roberto Cotroneo nel suo libro "Otranto" - Quando i raggi del sole piombano allo zenit, quasi fosse una pioggia di sfolgorii, e tutt’intorno questo cielo saturo di blu, come soltanto ad Otranto riesci a vedere, ché da altre parti sembra sbiadito-. Si, i colori giunti ad Otranto sembrano diversi, quasi si vedesse per la prima volta. E’ questa infatti la città più ad oriente d’Italia, quella dove il sole sorge per primo, quella dove il mare lancia lo sguardo verso l’Albania un mondo a noi tanto vicino ma infondo così lontano. La costa otrantina fu la prima che i mitici marinai di Ulisse videro lungo il "nostos", quella che, prima tra tutte i levantini colonizzarono, quella che i turchi distrussero, quella che oggi la cronaca ci amplifica come "la terra delle speranze" per migliaia di genti albanesi, curde, ecc. Era doverosa questa premessa per capire come Otranto sia la città più aperta ad accettare il diverso, sia esso profugo sia esso turista. Qui la storia si conta in migliaia di anni, basti pensare alla grotta del cervo a Porto Badisco, unica al mondo per le preziosissime pitture rupestri del neolitico, o al mitico approdo di Enea, alle testimonianze micenee e ancor prima minoiche che gli archeologi stanno portando alla luce, ecc. Ad Otranto però la storia pare iniziare paradossalmente dalla cruenta fine di questa città e cioè con la presa dei turchi del 1480, che provocò la fine del porto più importante della cristianità sede d’imbarco per migliaia di pellegrini e di crociati che da qui salpavano verso il Santo Sepolcro. "Qui i Messapi, i Greci, i Romani ed ancor di più i Bizantini ed i Normanni pare non si siano mai stanziati".Ci sono però le testimonianze di questi popoli, il nome greco: Oros-altura da cui Odronto poi Hydruntum quindi Otranto, le innumerevoli testimonianze ceramiche, che dagli impasti micenei arrivano alle invetriate medievali, vi è il monastero di S.Nicola de Casulis, uno degli scriptorium più importanti d’Europa, la piccola basilica di S.Pietro, sorta secondo la tradizione nel luogo in cui S.Pietro recitò la prima messa cristiana in Occidente. Ad Otranto vi è poi il mosaico pavimentale più grande d’Europa, raffigurante l’albero della vita nella sua compiutezza tra bene e male; summa di culture lontane, ma unite nei simboli medievali dello scorrere dell’ uomo tra terra e cielo.
Siamo nella cattedrale dove la cappella dedicata agli ottocento martiri fa ricordare, anche ai più distratti visitatori, l’eccidio turco del 1480 e l’ estrema difesa dei valori religiosi cristiani di ottocento uomini. La cattedrale eretta dai Normanni, dedicata all’Annunziata, è un gioiello di storia, frutto della spoliazione medievale delle strutture romane, fenomeno questo che ha il suo apice nella cripta. Vi è poi l’imponente castello eretto dai bizantini che qui costruirono la capitale di quel vasto tema di Terra d’Otranto, fortificato dai normanni, ma svilito dalla potenza turca che da qui fece vibrare per un anno l’eco di "Mamma li Turchi" in tutta Europa. Un anno bastò agli aragonesi per cancellare questa disfatta e per ricostruire l’imponente castello che dalla leggenda della bella Idrusa a Cotroneo vede tutti i giorni sorgere per primo il sole.

GALLIPOLI - "Kalè Polis" la città bella. Basterebbe solo il toponimo donatole dai colonizzatori greci per descrivere questa -perla dello Jonio-. I greci guidati dall’ecista Lizio Idomeneo presero questa città agli indigeni, stando a Dionigi di Alicarnasso, ricorrendo al sotterfugio di ottenere il permesso di occuparla per un giorno ed una notte e negando poi di lasciarla a quelli che di giorno venivano a chiederne la restituzione, rispondendo che era stato loro accordato di restarvi la notte, e che era stato assentito di rimanervi di giorno, a quelli che nottetempo ne reclamavano il recupero. Gli indigeni qui erano i Messapi della vicina Alixias (Alezio), che dalla collina dominavano il porto, la loro Anxa, e che truffati ricorsero ad una tranquilla convivenza con i greci gallipolini. I Messapi sono le antiche genti che occuparono nella tarda età del bronzo questo ultimo lembo di terra italica e che qui prima di ogni altra gente istituirono una forma politica di frammentazione del territorio in città stato, salvo riunificarsi nella confederazione (costituita da 13 città) per difendere il territorio da eventuali invasori. I greci intrattennero con i Messapi buoni rapporti, sfruttarono questa terra come enorme appendice della madrepatria tanto che rispettarono gli "indigeni", escludendoli però da quell’enorme fenomeno storico noto come Magna Grecia. Dei Messapi c’è testimonianza a Gallipoli nell’importantissimo museo antiquario dove tra monete, sarcofagi monumentali, ceramiche, ecc, si innestano secondo il gusto ottocentesco reperti botanici, micologici, antropologici, fossili oltre ad una vastissima biblioteca (oltre quindicimila volumi). I Messapi di Alezio regalarono pare lo spunto per uno dei monumenti simbolo di questa città, la fontana ellenistica, in cui sono effigiati i miti dell’amore eterno, Biblide, Dirce e Salmace che si fanno fonte. La fontana restaurata in epoca rinascimentale è da molti storici considerata - la più antica d’Italia -. Dalla fontana l’occhio va subito all’imponente Castello il cui primate è da ritenersi normanno e riadattato solo nel XVsec. dai veneziani, che di questa ricca città fecero la testa di ponte verso il mondo orientale. Gli aragonesi realizzarono nel 1522 l’imponente Rivellino un imponente torrione circolare eretto a difesa dell’antico porto contro le scorrerie turche e realizzarono un valido sistema di avvistamento turrito lungo tutta la costa salentina. A questo punto l’occhio dello spettatore nella vista del rivellino viene distratto dall’animoso e frenetico lavorio della gente di mare, che di questa città è l’essenza; donne, venditori e retaioli si radunano tutti nello spazio antistante il porto peschereccio, racchiuso nel seno del Canneto e coronato dall’omonima cinquecentesca chiesa, che fa rivivere ai turisti la saga del duro mestiere del pescatore. Il ponte in muratura, eretto nel seicento per sostituire quello ormai vetusto eretto su barche, funge da cerniera tra la neapoli e la palepoli. Ivi giunti si entra nel cuore della città vecchia, racchiusa all’interno di una cinta muraria a picco nel mare e costellata da dodici torri. La cattedrale barocca, riedificata nel 1629 su una precedente chiesa del XIIIsec., è intitolata a S.Agata. L’edificio è uno scrigno, nell’interno sono conservate alcune tra le tele più importanti del barocco italiano. L’Adorazione dei Magi (G.A.Coppola) e la Cacciata dei Mercanti dal Tempio (N.Malinconico) sono opere che riassumono in se tutti i crismi dell’epoca barocca. La visita della città non può non addentrarsi negli angusti vicoli, in cui tra palazzi rinascimentali e barocchi (tra tutti pal.Balsamo, pal.Tafuri e pal.Ravenna), e umili case a corte e mignani si innestano con le loro discrete ma imponenti facciate oltre 20 chiese, di cui si segnala la chiesa della Purità, quella di S.Franceso, di S.Chiara, S.Angelo, ecc. La città ha inoltre delle splendide testimoninze di archeologia industriale quali i frantoi ipogei, memoria indelebile della più importante città mercantile d’Europa, dedita al commercio dell’olio.

COPERTINO - Di lontane origini messapiche ha subito nel corso dei secoli varie dominazioni; sul finire del XIVsec. divenne capoluogo di contea. Fu la prima città in Puglia a promuovere l’arte della stampa, attraverso le stamperie di Bernardino Desa dal 1580 al 1590. Copertino è famosa per aver dato i natali a Giuseppe Desa (1603-1663), noto come S.Giuseppe da Copertino "il santo che vola", patrono della città nonchè patrono degli studenti e dell’aviazione statunitense ed a cui è intitolata la splendida cattedrale barocca. Ma è il castello aragonese il vero fiore all’occhiello di Copertino, progettato da Evangelista Menga nel XVIsec, vide i natali di Isabella che andò in sposa a Ferdinando I d’Aragona e nel 1445 divenne Regina di Napoli. E’ una delle più grandi fortezze pugliesi, nella quale sono impiegati gli esiti tecnici più aggiornati della nuova scienza militare, caratterizzati da un impianto quadrangolare ai cui vertici sono innestati quattro possenti baluardi a lancia, è, inoltre, isolata da tutti i lati da un profondo fossato. Nonostante ciò il castello non fu mai utilizzato come baluardo militare visto che lo scopo della sua costruzione, cioè la difesa dell’entroterra salentino dalle scorrerie turche, venne meno dopo la battaglia di Lepanto. A più livelli si possono notare le precedenti costruzioni normanne (forse voluto da FedericoII) ed angioine che si manifestano soprattutto nell’imponente mastio.

ALEZIO - Sorge su una piccola altura a pochi chilometri da Gallipoli. La sua affascinante storia, caratterizzata da molte vicissitudini, può sintetizzarsi in poche parole, rifacendosi alla leggenda contenuta nello stemma civico, che rappresenta il mito della Fenice: "Post fata resurgo" - rinasco dopo gli avversi destini. Parlare oggi di Alezio, alla luce degli ultimi ritrovamenti archeologici, che ne hanno reso famoso il nome anche a livello internazionale, significa parlare dell’ ancora misteriosa civiltà messapica, qui fiorita a partire dall VIIsec. a.C. I Messapi erano un’antica popolazione, forse di origine illirico-epirota, stanziata in Puglia e precisamente nel Salento verso l’inizio del primo millennio a.C. Antichi cronisti, tra i quali Strabone e Plinio, hanno parlato di una grande città messapica, ALIXIAS, che contava fino a 70.000 abitanti (dieci volte gli attuali) e che faceva parte della famosa confederazione delle 13 città messapiche, tenace baluardo contro l’espansionismo romano. L’attuale città si fregia delle antiche vestigia, che ne fanno una stazione archeologica di notevole portata, anche se ancora scarsamente esplorata. E’ attualmente possibile visitare, in attesa del ripristino della necropoli e del parco del centro abitato, il parco archeologico con notevoli esempi di tombe a sarcofago tra cui la famosa tomba monumentale di Alezio ed il museo che spogliato dei suoi reperti presenta al visitatore un lapidario e mostre fotografiche permanenti. Da visitare il medievale Santuario di S.Maria della Lizza, inserito nel percorso giubilare inquanto tappa obbligata per i crociati che arrivati a Gallipoli, lungo la linea istmica verso Otranto, benedicevano armi e cavalli in detto Santuario, noto anche come Santa Maria de Cruciata. Alezio è nota nel mondo per i suoi vini rosati a denominazione d’origine controllata, come il Perla dello Jonio ed i Calò, oltre che per i suoi gustosi olii.

MATERA ED I SUOI SASSI - La storia, l’arte, la cultura e la sapienza popolare fanno di questa città un fossile urbano che non trova uguali nel mondo. In questa straordinaria città è possibile ricostruire la vita stessa dell’uomo, dall’ età della pietra ai nostri giorni, senza soluzione di continuità, come testimoniano i villaggi trincerati dell’ altopiano murgico del neolitico ed i ricchi materiali archeologici conservati nel Museo Nazionale Ridola. E’ la città dei "Sassi", i suoi antichi rioni dal fascino arcaico, esempio di struttura urbana unica al mondo e per questo dichiarati dall’ UNESCO Patrimonio dell’ Umanità. E’ la città delle cento e più chiese rupestri, molte delle quali mostrano ancora suggestivi affreschi di ispirazione latina e bizantina, frutto di un’arte religiosa che trovò la propria forza nel misticismo dei monaci romiti. L’antropizzazione dei Sassi trova genesi in quello straordinario fenomeno che vide migrare, per non ben precise cause, le popolazioni dei villaggi trincerati dell’alta murgia nell’ area materana. Queste popolazioni trovarono terreno di coltura in particolar modo a cavallo di due vallette carsiche, allora ricche di vegetazione e antri naturali; nacque la così detta Civita che in seguito risentì della crescita demografica, per cui l’occupazione di altri siti fuori da essa divenne una necessità. Così man mano le due vallette carsiche sottostanti alla civita si popolarono e diedero vita ai caratteristici rioni chiamati Sassi. Ivi si sviluppò, fino al secondo dopoguerra, una vera e propria area urbana autosufficente con abitazioni, botteghe, cantine, edifici pubblici e chiese (molte rupestri) trà cui la Cattedrale, edificata nel 1270 ed intitolata alla Madonna della Bruna protettrice della città.

METAPONTO - E’ una affascinante zona archeologica venuta alla luce dagli scavi che negli ultimi decenni hanno interessato l’area dell’ antica Metapontum. Metapontion (divenuta Metapontum in età romana) è una florida colonia della Magna Grecia e sorge su una altura tra le foci del Bradano e del Basento. Fondata forse da Leucippo intorno al VIIsec a.C., è vasta e con numerosi templi. Della città restano, a testimonianza del glorioso passato, numerose fonti letterarie, soprattutto quando a M. si trasferisce Pitagora con alcuni allievi, che fondano nella città una scuola di pensiero durata per oltre due secoli. Le guerre del Peloponneso coinvolgono anche M. che stretta tra le nemiche Heraclea e Crotone, subirà una prima decadenza. In epoca romana, forse per l’aiuto dato ad Annibale, la città subisce la vendetta dei romani. Nel 50 a.C., quando la città viene visitata da Cicerone, conta ormai pochi abitanti. Ora, grazie alla fotografia aerea, la struttura e la posizione dei principali monumenti sono note: templi, agorà, mura, acquedotti, danno un’idea del grado di organizzazione di questa importante colonia achea. Pur se molto materiale edilizio classico è stato nel tempo reimpiegato è possibile vedere molti edifici in fondazione. La testimonianza più rilevante è quella del tempio dedicato ad Hera, noto anche come tempio delle TAVOLE PALATINE. Il santuario, del 530 a.C. è l’unico rimasto in piedi e consta di 6x12 colonne con resti della trabeazione lignea. Della città fortificata rimangono i templi C (580 a.C.), l’A, dedicato secondo una iscrizione votiva ad Apollo Licio, il B (570 a.C.), il D (407 a.C.). Di rilevante importanza è il teatro greco, ekklesiasterion, capace di contenere più di 4.000 persone. Metaponto servirà da base per i vostri studenti per l’interpretazione dell’ urbanistica classica, attraverso una breve passeggiata tra le plateie dell’antica città, ed ancor di più punto di partenza per parlare di quel grande fenomeno storico noto come Magna Grecia.

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